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La Regina della Neve
Pubblicato da: paoletta , il: 20/5/2007

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PADRONI DEGLI OCCHI E DEL CUORE

 

   E’ facile rimproverare ai ragazzi di oggi la fragilità o addirittura l’inesistenza della vita interiore.

   Scordano con indisponente noncuranza quanto riguarda la loro vita spirituale: valori, norme, consigli. Tutto svanisce come neve al sole quando entrano in gioco gli innumerevoli fattori di pressione e di distorsione che nell’attuale assetto sociale riescono a scardinare le radici stesse della religiosità.

   E’ difficile che i ragazzi possano integrare fede e vita, se la loro vita è preda di nemici diffusi e insidiosi che li proiettano a vivere continuamente “fuori”, nella confusione di valori e disvalori, nel consumismo, nella ricerca di ciò che “piace”, di ciò che “diverte”, nei riti imposti dalla moda.

   E’ sempre esistita comunque la seduzione che incatena l’uomo alle cose meno importanti, che gli impedisce un’autentica religiosità interiore.

   Oggi agisce anche sui ragazzi. Immersi in un mondo di cose inanimate e circondati da un vuoto sempre più terrificante di affetti, non possono fare altro, crescendo, che adeguarsi all’ambiente: cancellare le loro originarie cariche di amore e sostituirle con l’ansia del possedere. Come tutti gli adulti che li circondano.

   Il guaio è che i ragazzi di amore hanno bisogno, e di possesso no.

   E’ necessario insegnare ai ragazzi anche l’arte della difesa della vita interiore, dei valori e dei principi morali contro le seduzioni che possono incontrare con ossessiva facilità anche tra le mura di casa.

   Per introdursi in questo argomento, l’educatore può servirsi di questa fiaba di Andersen, riassunta e adattata, che è ricca di affascinanti simboli.

 

 

 

LA REGINA DELLA NEVE

 

 

In mezzo alla grande città, dove ci sono tante case e tanti uomini che non rimane posto neppure per avere un giardinetto, e dove perciò quasi tutti devono accontentarsi dei fiori dentro i vasi, c’erano due bambini che avevano tuttavia un giardinetto un po’ più grande di un vaso.

 

Non erano fratello e sorella, ma si volevano bene come se lo fossero stati. Erano vicini di casa.

Lui si chiamava Kay e lei Gerda.

 

Durante l’estate, i due bambini giocavano tra le rose, che erano i loro fiori preferiti, e cantavano insieme una canzonetta che diceva:

“Le rose crescono nella vallata. Laggiù parleremo al Bambino Gesù”.

Durante l’inverno sedevano accanto alla stufa ed ascoltavano le storie che la nonna di Kay narrava sulla perfida Regina della Neve.

 

“Vola nella grandine e ricopre i campi di neve. Paralizza i fiori con la brina e ghiaccia i fiumi. Il suo cuore è di ghiaccio e vorrebbe che anche quello degli altri fosse come il suo”.

 

Una sera, mentre i due bambini guardavano un libro con tante figurine di animali, la finestra si spalancò.

Una folata di grandine colpì Kay al viso e una scheggia di ghiaccio gli entrò in un occhio, e gli arrivò fino al cuore.

Lì per lì Kay diede un grido di dolore. Poi non ci pensò più.

Ma la scheggia di ghiaccio aveva trasformato il suo cuore.

 

“Puah!”, gridò ad un tratto.

“Quanto sei brutta! E quelle rose sono schifose! Come tutto il giardino!”. Kay strappò due boccioli e li calpestò.

 

Da allora, quando Gerda arrivava con il libro delle figure, lui diceva che era robe per poppanti.

Se la nonna raccontava le storie, si faceva beffe di lei.

In poco tempo imparò a dire parolacce e a tirare sassi ai vetri delle finestre.

 

 

 

Un bacio di ghiaccio

 

Un giorno, dopo una nevicata, Kay stava andando a giocare nella piazza del paese con altri ragazzi.

 

“Posso venire anch’io?”, gli chiese Gerda.

Ma Kay si voltò con uno scatto:

“No davvero. Sei solo una ragazzina stupida!”.

 

Gerda rimase molto ferita da queste parole.

Ma come poteva sapere che la scheggia penetrata nel cuore di Kay glielo aveva reso di ghiaccio?

 

Uno dei giochi favoriti dai ragazzi era quello di legare gli slittini ai carri dei contadini e farsi trascinare sulla neve.

Ma quel giorno sulla piazza c’era una grossa slitta bianca, col conducente avvolto in una bianca pelliccia.

 “Questo è meglio del carro dei contadini!”, pensò Kay, e legò il suo slittino alla parte posteriore della slitta bianca.

 

La slitta si mosse, sempre più veloce, finchè Kay cominciò a spaventarsi.

Voleva slegarla, ma non poteva sciogliere il nodo.

Correvano sempre più lontano, oltre i confini del paese, volando nel vento.

 

Filarono via per ore, poi all’improvviso la slitta si fermò e il conducente si alzò in piedi.

Era una donna alta e sottile, vestita tutta di neve.

Kay la riconobbe subito. Era la Regina della Neve!

 

Mise Kay sulla slitta vicino a lei e lo avviluppò nel suo mantello.

“Tu hai freddo”, disse e lo baciò in fronte.

Il suo bacio era come il ghiaccio, ma lui non sentì più freddo.

 

La guardava e pensava che nessuno al mondo fosse più bello della Regina della Neve.

Infatti era stata proprio lei a mandare il vento che aveva fatto entrare il ghiaccio nel cuore di Kay, che ora era un blocco di ghiaccio.

 

Di colpo Kay dimenticò Gerda, la nonna e la sua casa.

 

 

Nel covo dei banditi

 

Per Gerda fu il più triste inverno della sua vita.

Dove mai era andato Kay?

 

Nessuno lo sapeva, nessuno poteva dire niente. Molte lacrime vennero sparse su di lui.

La piccola Gerda pianse amaramente e a lungo.

La gente concluse che Kay era morto, che era annegato nel fiume della città.

 

Quando arrivò la primavera, un mattino molto presto, Gerda baciò la nonna che dormiva, infilò le sue scarpette rosse, uscì sola sola dalla città e partì alla ricerca di Kay.

Qualcosa in fondo al cuore le diceva che il suo piccolo amico non era morto.

 

Camminò e camminò.

Alla fine di ogni giornata i suoi piedi erano stanchi e doloranti, ma non si fermava.

Ogni volta che sentiva il profumo delle rose, si ricordava di Kay e riprendeva a camminare.

 

Finchè, una sera, si avventurò in una cupa foresta e dei banditi la videro. La catturarono e la portarono le loro covo.

Sulla soglia c’era una bambina dagli occhi neri che era la figlia del capo dei banditi.

 

Quando si resero conto che Gerda non era ricca e che non c’era niente da rubarle, decisero di ucciderla.

 “Oh no, non fatelo!”, gridò la figlia del capo dei banditi.

“Giocherà con me e diventeremo amiche!”.

 

Il capo dei banditi si accigliò.

 “Va bene, ma la terrò sotto chiave perché non scappi e non denunci il nostro nascondiglio”.

 

Quella sera Gerda raccontò alla sua nuova amica la storia di Kay.

Mentre parlava le colombe che stavano appollaiate sulle travi e una vecchia renna, sentirono tutto.

Dopo un po’ una delle colombe disse:

“Tuu, tuu, noi abbiamo visto il piccolo Kay. Era sulla slitta della Regina della Neve e andava verso la Lapponia”.

“E’ vero”, disse la renna. “Io ci sono stata in Lapponia, dove tutto scintilla di neve e di ghiaccio e la Regina ha il suo palazzo estivo”.

 

 “Devo andarci subito!”, esclamò Gerda.

“Ora capisco perché Kay era diventato così cattivo in quei giorni. Il suo cuore era già di ghiaccio”.

 

I briganti dormivano: la figlia del capo scivolò furtivamente vicino al padre che russava e gli rubò la chiave della porta.

“Porta Gerda in Lapponia”, disse alla renna, “e aiutala a ritrovare Kay”.

 

La renna era felicissima di tornare a casa sua e corse via per brughiere e paludi.

Viaggiarono diversi giorni e infine arrivarono nella gelida Lapponia.

 

 

Un reggimento di fiocchi di neve

 

Faceva un freddo terribile e dappertutto c’era ghiaccio e neve.

“Guarda laggiù!”, gridò Gerda.

In lontananza, il palazzo della Regina della Neve scintillava come una montagna di diamanti.

 

D’un tratto sopraggiunse un intero reggimento di fiocchi di neve.

Non venivano giù dal cielo, illuminato dall’aurora boreale, ma turbinavano raso terra e più si avvicinavano più diventavano grandi, erano l’avanguardia della Regina della Neve.

Alcuni assomigliavano a orribili porcospini, altri a serpenti, altri a orsi con il pelo irto.

E invece erano fiocchi di neve, grandi, vivi e minacciosi.

 

Allora Gerda recitò il “Padre Nostro”, come le aveva insegnato la nonna.

 

Faceva tanto freddo e il suo respiro si trasformava in candide nuvolette di fumo.

Quelle nuvolette si fecero più dense finchè si trasformarono in piccoli angeli luminosi, che crescevano man mano che toccavano terra.

E tutti avevano un elmo in testa e la lancia e scudo in mano.

 

Quando Gerda ebbe finito il “Padre Nostro”, ce n’era un’intera legione intorno a lei.

Colpivano con le lance i fiocchi di neve e quelli si frantumavano in mille pezzi.

La piccola Gerda avanzava sicura e fiduciosa.

 

Intanto, nel palazzo, la Regina aveva fatto di Kay il suo schiavo.

Era una donna fredda e dispettosa, e lo costringeva a lucidare continuamente i grandi pavimenti gelati.

Kay avrebbe pianto, se il suo cuore non fosse stato di ghiaccio.

 

Poi un giorno la Regina della Neve diede a Kay dei ghiaccioli e gli disse:

“Se con questi riesci a formare la parola ETERNITA’, può anche darsi che ti lasci libero”.

Poi volò via.

 

Kay venne lasciato solo con i ghiaccioli.

Le sue mani erano livide dal gelo, ma lui non sentiva freddo.

Stava tentando di formare la parola ETERNITA’ quando Gerda trovò la strada che conduceva al palazzo e alla grande sala ghiacciata.

 

 “Kay!”, gridò. “Finalmente ti ho trovato!”.

E gli gettò le braccia al collo.

Ma Kay rimase impassibile.

“Chi sei? Che ci fai qui? Vattene e non mi toccare”.

 

Gerda non gli diede retta. Malgrado gli sguardi ostili continuò a stringerlo a sé e pianse lacrime di gioia.

E mentre piangeva, le sue lacrime calde caddero negli occhi di Kay e sciolsero il ghiaccio del suo cuore.

Kay si ricordò subito di lei.

“Gerda! Sei tu!”, e finalmente rideva.

 

Si abbracciarono e si baciarono e danzarono di gioia.

Anche i pezzettini di ghiaccio danzavano e composero da soli la parola ETERNITA’ sul pavimento.

 

“Ora sono libero!”, gridò Kay.

“La regina della Neve non ha più potere su di me. Il mio cuore è di nuovo mio!”.

 

Gerda guidò Kay dove la renna stava aspettando.

Sulla sua groppa fecero felici il viaggio di ritorno e quando arrivarono a casa era di nuovo estate.

E le rose del giardino erano ormai in piena fioritura.

 

 

 

L’ESPERIENZA NASCOSTA NEL RACCONTO:

·              La Regina della Neve rappresenta la seduzione, dalle molte identità, che entra di solito attraverso gli occhi, “finestre dell’anima”, e si impossessa del cuore umano, rendendolo insensibile all’amore per gli altri e ai valori più alti. Il ghiacciolo entrato negli occhi di Kay gli fa dimenticare il “Padre Nostro“ e, alla fine, gli impedisce di comporre la parola “eternità”.

·              Kay viene salvato dall’amicizia coraggiosa di Gerda. I buoni amici, un gruppo ricco di gioia e di affetto, possono neutralizzare le seduzioni che rendono il cuore “di ghiaccio”. Ma è importante anche imparare a custodire il “potere” della propria anima. Ci sono tante “regine della neve” che fanno volare i propri ghiaccioli, oggi. E tra i ragazzi c’è un’alta “mortalità affettiva”.

 

PER IL DIALOGO:

La fiaba ha una trama lineare, anche se ricca di fantasia. L’educatore si assicuri che i ragazzi 

   l’abbiano ben compresa. In seguito può parlare con i ragazzi, senza forzare la simbologia, con 

   domande di questo tipo:

- A che cosa vi fa pensare la fiaba? Oggi esiste qualcosa che potremmo chiamare la “Regina della Neve”, e che rende i cuori di ghiaccio?

- C’è qualcosa che può entrarci negli occhi e rovinarci il cuore?

- Che cos’è che salva Kay?

- Che cosa usa Gerda per difendersi dai ghiaccioli?

-  Chi vi ricorda la figura di Gerda, che sfida tanti pericoli per riportare a casa Kay?

 

PER L'ATTIVITA':

§         E’ molto utile chiedere ai ragazzi di comporre un cartellone della Regina della Neve. Possono ritagliare dai giornali o disegnare “tutto ciò che rende il cuore di ghiaccio”. Su un secondo cartellone si può scrivere in grande la domanda: “Come possiamo difenderci?”, e chi vuole scrive la sua risposta. Nell’incontro successivo l’educatore commenta brevemente le risposte.

§         Grazie alla struttura fantastica e simbolica, la fiaba si può facilmente sceneggiare e recitare come messaggio nella festa che termina l’anno catechistico.

 

 

ANCHE LA BIBBIA RACCONTA…

Nel Vangelo di Luca, capitolo 11, versetti 34-35, Gesù dice:

“I tuoi occhi sono come una lampada per il tuo corpo: se i tuoi occhi sono buoni, tu vivi nella luce; se invece sono cattivi, tu vivi nelle tenebre. Perciò stai attento che la tua luce non diventi tenebra”.

Con i ragazzi più grandi l’educatore può raccontare la storia di Sansone (Giudici cc.13-16).

(da "Altre Storie" di Bruno Ferrero)




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