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La sirenetta
Pubblicato da: paoletta , il: 31/12/2006

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L’AMORE E’ GENEROSITA’ E SACRIFICIO:

   I concetti di generosità e sacrificio, di solito a braccetto con la onnipresente parola “amore”, sono spesso usati nelle lezioni e nelle prediche dedicate ai più piccoli.

   Per i genitori ed educatori è difficile però pensare che queste parole, così solenni, hanno un significato molto vago e relativo per i ragazzi e sono quasi totalmente prive di senso per i bambini.

   Eppure è necessario che i bambini le  comprendano, non solo perché hanno bisogno di rompere il guscio dell’egocentrismo infantile, ma soprattutto perché fanno parte integrante del cristianesimo.

   Per parlarne abbiamo scelto la fiaba “La sirenetta” di Andersen.

 

 

                     LA SIRENETTA

 

 

La superficie del mare è solcata dalle imbarcazioni di coraggiosi marinai, mentre sotto le chiglie delle navi guizzano i pesci.

Ma, ancora più in profondità, nuotano creature fragili e meravigliose: le sirene.

 

Le sirene sono le principesse degli abissi e abitano in un palazzo reale, adagiato sul fondo del mare.

Qualcuno crede che là sotto non vi sia altro che sabbia, ma si sbaglia: sul fondo del mare crescono le piante più strane, fiori e cespugli dalle foglie tanto leggere che basta un piccolo spostamento d’acqua per scuoterle. E tutti i pesci, grandi e piccini, guizzano tra i rami come fanno gli uccelli tra gli alberi.

 

Il re del mare era vedovo da molti anni e la reggia era governata dalla sua vecchia mamma, che voleva un gran bene alle sue sei nipotine, le sirenette.

La più giovane delle sorelle era anche la più bella.

 

Le sua pelle era diafana e i suoi occhi color del mare, ma come tutte le altre non aveva piedi, perché il corpo finiva in una coda di pesce.

La sirenetta amava starsene da sola ad ascoltare la nonna che narrava storie della terraferma e degli uomini che avevano due gambe.

 

 

Una terribile tempesta

 

Finalmente la sirenetta compì quindici anni.

Come le aveva preannunciato la nonna, a quell’età avrebbe potuto lasciare il fondo marino e, con possenti colpi di coda, portarsi in superficie per dare un’occhiata a quel che accadeva nel mondo delle terre emerse.

 

Dopo essere affiorata tra le onde, la sirenetta si aggrappò a uno scoglio, sul quale campeggiava una stella marina e, alla luce della luna piena che inargentava il mare increspato, si mise a contemplare un galeone all’ancora.

 

“Forse – disse tra sé – se mi avvicinassi silenziosamente a un oblò, nessuno si accorgerebbe di me…”.

Quel che vide le fece spalancare gli occhi per la sorpresa: una piccola folla di esseri umani sfarzosamente vestiti stava festeggiando un giovane principe straordinariamente bello.

 

Ben presto, la festa a bordo del galeone si interruppe.

Scoppiò una tempesta e onde gigantesche si abbatterono con violenza contro lo scafo.

Il galeone fece nubifragio e il giovane principe fu scaraventato in mare.

 

Solo allora la sirenetta, che aveva osservato la scena con distaccata curiosità, si rese conto che il giovane umano, a differenza di lei, principessina dei flutti, correva un pericolo mortale.

Guizzò verso di lui e lo sostenne, impedendogli di annegare.

 

Le sarebbe piaciuto condurlo alla reggia, ma capì che il principe non avrebbe potuto respirare sott’acqua e si limitò a trascinarlo fino a una spiaggia dove lo adagiò.

“Riprende a respirare!”, esclamò.

 

In quel mentre, si udì uno scalpiccio e la sirenetta vide un gruppo di fanciulle farsi avanti lungo la spiaggia. Timida com’era, si rituffò in mare e rimase ad osservare la scena nascosta dietro a uno scoglio affiorante.

 

Le sconosciute si avvicinarono con passo leggero sulla sabbia e circondarono il naufrago. La più bella di loro si chinò su di lui proprio mentre apriva gli occhi.

 

Quella scena turbò profondamente la creatura marina.  Sentiva d’aver perso qualcosa di vitale, eppure non riusciva a dare un nome a ciò che provava.

 

Rimase a guardare il gruppo delle fanciulle che aiutavano il principe a camminare fino alla reggia, dove certo lo avrebbero soccorso come lei non avrebbe potuto fare.

 

 

La strega degli abissi

 

Alla sirenetta non restò che chiedere consiglio alla strega degli abissi.

Senza esitare, affrontò il lungo viaggio che la separava dal suo antro sottomarino, custodito da un branco di pescecani.

 

La strega le disse che, poiché era stata toccata dalle pene d’amore, non le restava che prendere sembianze umane, ma questo avrebbe voluto dire patire i dolori degli uomini e rinunciare alla felicità della vita sottomarina. Non avrebbe potuto mai più riabbracciare le sorelle, né nuotare sott’acqua come i pesci, e avrebbe dovuto sopportare sofferenze fisiche.

 

Ma la sirenetta era pronta a tutto, pur di conquistare l’amore del suo principe.

 

La strega degli abissi le consegnò una pozione magica; avrebbe dovuto nuotare fino alla riva e poi berla d’un fiato…

 

Ora poteva camminare con passo leggero sulla terraferma, ma le gambe le dolevano indicibilmente; era questo il prezzo da pagare per la rinuncia alla vita sottomarina.

 

Tuttavia sopportò ogni sofferenza e camminò, passo dopo passo, nella speranza di ritrovare il suo bel principe, che aveva fatto ritorno al suo reame.

Nessuno si accorgeva del suo dolore, infatti dalla sua bocca non usciva un lamento: non appena persa la coda era diventata muta, proprio come un pesce.

“Non sono abituata a stare in equilibrio su due gambe… Mi sento svenire!”.

 

Esausta, la principessa svenne, ormai trasformata in una splendida ragazza dai lunghi capelli e dalla bocca muta, dalla quale uscivano suoni che non potevano essere uditi dagli esseri umani.

 

Quanto tempo rimase esanime?

 

Quando rinvenne, accanto a le c’era il principe sconosciuto che lei già tanto amava.

La sirenetta era muta per il sortilegio, ma il principe non poteva certo parlare, visto il suo stupore e le sua emozione.

Non appena si fu ripreso, il giovane, che era stato soccorso dalla sirenetta quando stava per scomparire tra i flutti, anche se non lo sapeva, prese  tra le braccia la fanciulla e la condusse a corte, dove si trovavano il re e la regina, attorniati da tutti i cortigiani.

“Chi sono tutte queste persone, e che vorranno da me?”, pensò la sirenetta, tremando di paura.

 

Il re la fissò a lungo, poi, vedendo che non si inginocchiava al suo cospetto, disse:

“Io sono il re! Sei sorda, ragazza?

Devi essere sorda altrimenti, quando mi hai sentito dire che sono il re, ti saresti tosto inchinata.

Figlio mio, questa ragazza è muta e anche sorda! E’ carina… anzi, è bellissima! Però, però…

Bè, vediamo che cosa sa fare, anche se non sa parlare”.

 

Intimidita, al centro dell’attenzione dell’intera corte, la sirenetta smarrita chiuse gli occhi e sentì una musica, la remota, arcana sinfonia delle profondità marine, risuonarle nelle orecchie e danzò meravigliosamente.

 

Il re accolse a corte la bella fanciulla per allietare gli ospiti con la sua danza.

Fu suntuosamente vestita, abbondantemente nutrita, ma era pur sempre considerata al rango di una cameriera.

Il principe ereditario le chiedeva spesso di danzare per lui, ma non gli era consentito rivolgerle la parola, e i due giovani non riuscivano a esprimere i pensieri segreti che albergavano nei loro cuori.

Unica consolazione della sirenetta erano le sorelline che tutte le notti venivano a trovarla sulla riva del mare.

 

Alla reggia, il principe sospirava; era innamorato ed era infelice.

“Il principe sogna”, disse tra sé la sirenetta “ e io so leggere nei suoi sogni. Leggo l’idea di una fanciulla che il principe crede di amare: è colei che lo ha trovato, insieme alle amiche, esanime sulla spiaggia dove l’avevo deposto, traendolo in salvo. Ma di me… di me non si cura”.

 

Il principe si era infatti convinto di amare la giovane che lo aveva soccorso dopo il naufragio.

 

 

Un pugnale stretto nel piccolo pugno

 

Un giorno, il re, padre del principe ereditario, comunicò al figlio che era giunto il momento di prendere moglie e che riteneva di avergli trovato la sposa ideale.

 

Il principe partì per incontrarla, senza accorgersi di quanto dolore causava così alla sirenetta.

 

Il principe ebbe una bella sorpresa: la principessa che gli era stata data destinata era proprio la fanciulla che lo aveva trovato sulla spiaggia dopo il naufragio.

Naturalmente si sposarono subito, sulla nave che li riportava a casa, e la sirenetta dovette reggere lo strascico della sposa.

 

“Non sopravviverò. Sento che sto per morire!”, mormorò tra sé la fanciulla, guardando la donna che le toglieva l’uomo per il quale aveva rinunciato alla felicità delle profondità marine.

 

Mentre il vascello risuonava di canti, non le restò che andare ad ascoltare lo sciabordare delle onde contro lo scafo, come un canto di nostalgia.

 

D’un tratto vide emergere dalle onde sotto di lei le sue cinque sorelle.

La più grande teneva in mano un pugnale. Le cinque sirene lo avevano avuto dalla strega degli abissi in cambio delle loro chiome.

 

“Devi configgerlo nel cuore del principe. Il suo sangue ti trasformerà di nuovo in sirena. Sarai salva! Potrai vivere altri trecento anni!”.

“Bisogna che uno di voi due perisca. Oh, ti preghiamo, salvati!”.

 

La sirenetta si trovò col pugnale stretto nel piccolo pugno.

 

Entrò nella camera dove dormivano gli sposi. Anche nel sonno sorridevano.

La sirenetta guardò ancora una volta il volto del principe che tanto amava, poi scagliò il pugnale in mare.

 

Poi con lo sguardo già annebbiato si tuffò.

Si sarebbe dissolta nel nulla, perché non era più donna né una sirena.

 

Ma le figlie dell’aria, fatte di vento, invisibili, la sollevarono sulle onde, portandola in alto con loro.

“Che cosa devo fare?”, chiese la sirenetta.

 

“Portare il refrigerio della nostra freschezza sulle fronti scottanti degli ammalati; la nostra dolcezza dove gli uomini uccidono gli uomini; il profumo di mille fiori per consolare… Tutto questo ci darà un’anima immortale”.

 

Il mattino dopo, la sirenetta vide dall’alto che i due sposi erano tristi per la sua scomparsa, allora scese, invisibile a tutti, baciò in fronte la bella principessa, sfiorò delicatamente il volto del principe, e tornò tra le figlie dell’aria…

In alto, sulle rosee nuvole vaganti del cielo.

 

 

 

L’ESPERIENZA NASCOSTA NEL RACCONTO:

La sirenetta sacrifica tutto quello che ha di prezioso per amore del principe. Anche la vita. Vuole veramente “il bene” del principe, tanto da immolare se stessa per la sua felicità, vincendo gelosia, egoismo, invidia e dispetto.

Esistono delle persone così nella realtà? E’ importante far rilevare ai bambini la presenza di tante “sirenette” nel mondo che li circonda, cominciando da molto vicino, dalla loro famiglia, dalla scuola, dalla città in cui vivono.

Per arrivare al sacrificio di Gesù, il Figlio di Dio, che ha dato la vita per la salvezza di tutti gli uomini, perché li amava.

 

PER IL DIALOGO:

La versione originale di Andersen è un po’ diversa dalle tante versioni edulcorate della fiaba che   

  sono in circolazione. Per questo sarà importante aiutare i bambini a comprenderla.

- Quella che vi ho raccontato è una fiaba lieta o triste? Perché?

- Ha fatto bene la sirenetta a lasciare la sua felicità sotto il mare? Perché lo ha fatto?

- Non vi è mai capitato di perdere qualche cosa che vi piaceva per amore di qualcuno? Che cosa

   avete provato?

-  Conoscete delle persone che si sacrificano per amore vostro?

- Perché si dice di Gesù: “Si è sacrificato per noi?”

- In che cosa è consistito il sacrificio di Gesù?

 

PER L'ATTIVITA':

La classe potrebbe decidere di istituire un premio “Sirenetta”, da assegnare alla persona che nel quartiere o nella città si distingue per l’amore che dimostra nei riguardi del prossimo, senza badare al costo personale.

 

ANCHE LA BIBBIA RACCONTA…

Con l’aiuto di un buon commento, si potrebbe leggere con i bambini il racconto della passione di Gesù.




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