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Il gigante egoista
Pubblicato da: paoletta , il: Jan-28-2007

I DONI DELLO SPIRITO:

  Vivere con i ragazzi la festa della Pentecoste significa soprattutto riuscire a trasmettere loro la portata dell”avvenimento Spirito Santo”.

  Significa raccontare la storia degli amici di Gesù che di colpo spalancarono la porta dietro cui si erano nascosti e che sembravano ubriachi di vino nuovo per la felicità, il coraggio e la baldanza con cui annunciavano le meraviglie di Dio e di Gesù. Non riuscivano più a trattenere le parole che facevano ressa sulla loro bocca: “Gesù è vivo”. Quell’uomo che è stato arrestato e inchiodato alla croce è vivo. Noi l’abbiamo visto, noi siamo i testimoni”.

  Gli apostoli non sono più gli stessi. Come un colpo di vento che spazza le nuvole e sgombra il cielo, come un uragano che piega gli alberi e strappa i rami secchi, come la primavera che rinnova la terra e la riempie di vita nuova, lo Spirito di Dio è venuto in loro e li ha cambiati.

  Negli Apostoli, lo Spirito è un soffio nuovo che li riempie di forza: come se respirassero il soffio stesso di Dio.

  Lo Spirito Santo è come una fiamma che disperde i terrori della notte. Allora tutto diventa chiaro: le parole di Gesù e i suoi gesti, come se il giorno penetrasse fin nei più oscuri angoli del cuore. Allora è necessario spandere sulla terra tutto l’amore che Gesù è venuto a seminare.

  Accogliere lo Spirito Santo è accogliere la forza di Dio. E niente è più lo stesso. Il nostro cuore cambia. Si diventa esseri nuovi. Testimoni coraggiosi di Gesù.

  Per introdurre la festa può essere utile anche questa celebre fiaba di Oscar Wilde.

 

 

 

 

                     IL GIGANTE EGOISTA

 

 

            Ogni pomeriggio, al ritorno da scuola, i bambini andavano a giocare nel giardino del Gigante.

 

Era un giardino grande e magnifico, tappezzato di soffice erba verde.

Qua e là, fra l’erba, occhieggiavano fiori bellissimi simili a stelle. C’erano anche 12 peschi, che in primavera si coprivano di delicati boccioli rosa e che in estate si caricavano di frutti.

Gli uccelli, in mezzo ai rami, cantavano con tanta dolcezza che i bambini interrompevano i loro giochi per ascoltarli.

“Com’è bello qua dentro!”, gridavano felici l’un l’altro.

 

 

E la primavera non venne più

 

Un giorno il Gigante tornò al suo castello. Era stato a far visita al suo amico, l’orco di Cornovaglia e si era trattenuto da lui per sette anni.

 

Quando arrivò vide i bambini che giocavano nel suo giardino.

“Che cosa ci fate qui dentro? – gridò con voce tonante – ”Il giardino è mio, solo mio. Chiaro? Solo io posso giocarci”.

E così costruì tutt’attorno un muro altissimo e affisse un cartello che diceva: I TRASGRESSORI SARANNO PUNITI.

Era davvero un gigante molto egoista.

 

I poveri bambini adesso non sapevano più dove andare a giocare. Provarono a giocare in strada, ma era piena di polvere e irta di sassi. Terminate le lezioni giravano attorno al grande muro e parlavano del bellissimo giardino che c’era dall’altra parte.

 “Com’eravamo felici, là dentro!”, dicevano.

 

Poi venne la primavera, e da ogni parte ci fu un tripudio di nuovi fiori e un concerto di uccelli: solo nel giardino del Gigante egoista era ancora inverno.

Gli uccelli, non vedendo i bambini, non cantavano, e gli alberi si erano dimenticati di germogliare.

Una volta un bel fiore fece capolino fuori dall’erba, ma appena vide il cartello si rattristò tanto per i bambini che tornò a dormire sotto terra.

 

Gli unici a mostrarsi contenti erano il Gelo e la Neve.

“La primavera si è dimenticata di questo giardino”, dicevano,“e noi ci abiteremo tutto l’anno!”.

La Neve coprì l’erba con il suo gran manto bianco e il Gelo dipinse d’argento tutte le piante.

Poi invitarono il Vento del Nord a stare con loro, e il Vento venne. Tutto impellicciato, non fece che urlare e soffiare tutto il giorno in giardino, abbattendo i comignoli.

“Che posto delizioso”, disse il Vento.“Perché non invitiamo la Grandine?”.

Così venne anche la Grandine. Per tre ore, ogni giorno, continuò a battere sul tetto del castello fino a rompere quasi tutte le tegole.

 

“Non capisco perché la primavera tardi tanto a venire”, diceva il Gigante egoista mentre, seduto accanto alla finestra, contemplava il suo giardino freddo e bianco. “Speriamo che il tempo cambi”.

 

Ma la primavera non venne, e neppure l’estate. L’autunno portò frutti dorati in tutti i giardini, meno che in quello del Gigante.

“E’ troppo egoista”, diceva.

Così laggiù regnava sempre l’inverno.

 

 

 

Un bambino piccolo piccolo

 

Una mattina il Gigante se ne stava a poltrire nel letto quando sentì una musica dolcissima.

 

Era così dolce che credette fosse la banda del re che passava. Invece era solo un piccolo cardellino che gorgheggiava davanti alla sua finestra. Era tanto tempo che non udiva cantare un uccello nel suo giardino, che gli parve la più bella musica del mondo.

 

A un tratto la Grandine cessò di martellargli sopra la testa, il Vento del Nord smise di sibilare e un profumo delizioso entrò dalla finestra aperta.

 

 “E’ arrivata la primavera finalmente”, esclamò il Gigante.

Balzò giù dal letto e guardò fuori. Che cosa vide?

Uno spettacolo meraviglioso.

 

I bambini erano penetrati attraverso una piccola apertura e stavano seduti sui rami degli alberi, che per la gioia si erano ricoperti di fiori. Gli uccelli volavano di qua e di là e cinguettavano felici, e i fiori facevano capolino e ridevano tra l’erba verde.

 

Era una scena d’incanto.

Solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e là c’era un bambino molto piccolo. Era tanto piccino che non riusciva ad arrivare ai rami dell’albero e gli girava intorno piangendo.

Il povero albero era coperto di Gelo e di Neve e il vento del Nord soffiava e sbuffava tra i rami.

 “Sali, su!”, disse l’albero, abbassando il più possibile i rami. Ma il bimbo era troppo piccino.

 

A quella vista il cuore del Gigante si intenerì.

“Come sono stato egoista”, disse. “ora capisco perché la primavera non arrivava mai. Aiuterò quel bambino a salire sull’albero, poi abbatterò il muro e i bambini potranno venire a giocare nel mio giardino finchè vorranno”.

Si era pentito veramente di quello che aveva fatto.

 

Scese pian piano le scale e, aperto senza far rumore il portone, uscì in giardino.

Ma i bambini, quando lo videro, ebbero tanta paura che fuggirono, e il giardino tornò di nuovo in preda all’inverno.

Solo il bambino che piangeva non fuggì. Aveva gli occhi ricolmi di lacrime e perciò non aveva visto arrivare il Gigante.

 

Il Gigante gli si avvicinò piano piano alle spalle, lo prese dolcemente nella sua manona e lo posò sull’albero.

E allora l’albero si coprì di fiori, gli uccellini accorsero a cantare tra i rami e il bimbo gettò le braccia intorno al collo del Gigante e lo baciò.

 

Gli altri bambini, vedendo quel che stava accadendo, tornarono indietro di corsa, e con loro la primavera.

“Questo giardino ora è vostro, bambini”, disse il Gigante e, preso un grosso piccone, abbattè il muro.

E quando la gente passò per andare al mercato, vide il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto.

 

“Ma dov’è il vostro piccolo amico… il bambino che ho messo sull’albero?”, domandò il Gigante alla sera, quando i bambini lo salutarono.

“Non lo sappiamo”, risposero i bambini. “E’ andato via”.

“Ditegli di tornare domani”, si raccomandò il Gigante.

Ma i bambini risposero che non sapevano dove abitava e che non lo avevano mai visto prima.

Il Gigante provò Una profonda tristezza.

 

Ogni pomeriggio, dopo la scuola, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma non si vide più il bambino che il Gigante amava.

Era affettuoso con tutti, ma si struggeva dal desiderio di rivedere il suo piccolo amico.

“Come mi piacerebbe rivederlo!”, ripeteva spesso.

 

 

“Chi ha osato ferirti?”

 

Passarono gli anni, e il Gigante diventò vecchio e debole.

Ormai non prendeva più parte ai giochi, ma se ne stava seduto su un enorme seggiolone e guardava i bambini giocare e ammirava il giardino.

“Ho tanti bei fiori”, diceva, “ma i bambini sono i più bei fiori del mondo”.

 

Una mattina d’inverno, mentre si vestiva, guardò fuori della finestra.

Non odiava più l’inverno, perché sapeva che la primavera era solo addormentata e che i fiori stavano riposando.

D’un tratto si stropicciò gli occhi stupito e tornò a guardare e a riguardare più volte.

 

Vide una cosa meravigliosa.

Nell’angolo più remoto del giardino c’era un albero tutto coperto di magnifici fiori bianchi. I rami erano d’oro e portavano frutti d’argento.

Sotto, c’era il bambino che Gigante aveva tanto amato.

 

Fuori di sé dalla gioia, il Gigante corse in giardino.

Ma quando fu accanto al piccino, il viso gli si fece rosso di collera.

“Chi ha osato ferirti?”, gridò.

 

Sulle palme delle mani del piccolo c’erano le impronte di due chiodi e le stesse impronte erano sui due piedini.

 “Chi ha osato ferirti?”, insistè il Gigante. “Dimmelo, che prenderò la mia spada e lo ucciderò”.

 

“No”, rispose il bambino. “Queste sono le ferite d’Amore”.

“Ma chi sei tu?”, domandò il Gigante.

Poi, uno strano senso di timore lo invase, e s’inginocchiò davanti al bambino.

 

Il piccolo sorrise e rispose:

“Una volta mi lasciasti giocare nel tuo giardino.

Oggi verrai con me nel mio, che è nel Paradiso”.

 

 

 

 

L’ESPERIENZA NASCOSTA NEL RACCONTO:

·         Scrive André Frossard, famoso convertito francese dei nostri tempi:

                “Nella vita di ogni convertito avviene un incontro, c’è un momento cioè nel quale, qualunque sia  il cammino interiore, l’idea cede il posto a una persona, l’idea si fa persona. Ad Emmaus, l’incontro avviene nel momento della frazione del pane, dalla quale i discepoli riconoscono Cristo. Incontro luminoso, come nel mio caso; oppure assume altra forma. Ma sempre: la rivelazione di qualcuno. All’improvviso l’essere umano scopre la persona divina. E in che maniera riconosce che si tratta della persona divina? Chi gli sussurra questo Nome?               …generalmente, gli uomini rendono tutto oscuro. Non amano farsi da parte, aspettare che la natura parli loro, che l’universo si riveli. Siccome non ascoltano e non guardano, hanno poche possibilità di fare qualche incontro (esattamente come il Gigante Egoista) .

·         E’ proprio lo Spirito Santo che piega il cuore umano a riconoscere Dio. E’ il Grande Suggeritore, colui che, come afferma la “sequenza” della festa di Pentecoste, “piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato”.

E’ lo Spirito santo la vera primavera della Chiesa.

 

PER IL DIALOGO:

Si può lasciare un po’ di tempo ai ragazzi perché dicano che cosa pensando del racconto. Con alcune domande, l’educatore può aiutarli ad approfondirlo:

- Che tipo di uomo è questo gigante?

- Perché non vuole che i bambini giochino nel suo giardino?

- Perché cambia idea ad un certo punto?

- Che cosa gliela fa cambiare?

- Chi è il bambino più piccolo?”

- Da che cosa lo riconoscerà il Gigante?

- Esistono degli uomini che si comportano come il Gigante egoista?

- Qualche volta non ci comportiamo così anche noi?

- Abbiamo mai ricevuto la visita del bambino più piccolo che rappresenta Gesù?

- Gesù viene a dirci come dobbiamo vivere per essere felici. Lo sappiamo riconoscere?

 

PER L'ATTIVITA':

-          Educatore e ragazzi possono cercare insieme tutti i modi con cui nella Bibbia viene rappresentato lo Spirito di Dio e raffigurarli su un cartellone. Accanto a ogni immagine (vento, fuoco, consolatore, avvocato, ospite…) si scriva il significato che riveste nella vita.

-          L’educatore può anche distribuire ai ragazzi e poi commentare la preghiera di San Francesco: “O Signore, fa di me uno strumento della tua pace. Dov’è odio che io porti l’amore”, ecc.

 

ANCHE LA BIBBIA RACCONTA…

Gli Atti degli Apostoli, nel capitolo 9, raccontano la conversione di Saulo. Era un uomo chiuso, intollerante, fanatico. Si incontrò con Gesù e divenne San Paolo, il grande apostolo.

I suoi occhi si aprirono alla luce della fede, proprio quando Anania (Atti 9,17) invocò su di lui lo Spirito Santo.




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