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Il Principe Felice
Pubblicato da: paoletta , il: Jan-18-2007

 

UN MONUMENTO D’AMORE:

  La fiaba di Oscar Wilde, che sinteticamente presentiamo, è stata definita “una delle più belle di tutti i tempi”.

  Ha uno svolgimento semplice e lineare. Si muove sulle ali della fantasia per dimostrare come la bontà sia sempre intessuta d’amore e di sacrificio.

  Essendo molto ricca di simbolismo, si può raccontare puntando su elementi diversi. E’ quindi una fiaba che si presta a introdurre temi diversi, secondo le circostanze e le esigenze del momento.

 

 

 

                     IL PRINCIPE FELICE

 

 

La statua del Principe felice dominava la città. Era tutta rivestita di sottili lamine d’oro, per occhi aveva due zaffiri e un grosso rubino risplendeva sull’elsa della sua spada.

 

Una notte arrivò in città una rondine. Le sue compagne da sei settimane erano partite per il sud, e ora doveva volare via prima che arrivasse il freddo.

 

Vide la statua in cima alla colonna e decise di passare lì la notte.

 

Stava per addormentarsi tra i piedi della statua quando le cadde addosso una grossa goccia d’acqua. L’uccellino alzò lo sguardo e vide che gli occhi del Principe erano gonfi di lacrime che gli rigavano il viso e rotolavano per terra.

 

“Perché piangi?, chiese la rondine con affetto.

“Perché da quassù vedo tutte le miserie e le tristezze della città”, rispose la statua.

“Anche se il mio cuore è di piombo, piango di dolore”.

 

 “Cosa vedi che ti rende così triste?”, chiese l’uccellino.

“In un vicoletto c’è una povera casa. Una delle finestre è aperta e vedo una donna seduta al tavolo. E’ povera e affamata. In un angolo della stanza il suo bambino è a letto malato. Ha la febbre alta e vorrebbe delle arance. Ma sua madre ha soltanto dell’acqua da dargli. Rondinella, le porteresti il rubino della mia spada? I miei piedi sono bloccati qui, non posso muovermi”.

 

La rondine doveva partire per il sud, ma volle accontentare il Principe. Staccò con il becco la gemma e la portò alla povera donna.

Poi tornò dal Principe e gli raccontò quel che aveva fatto.

“E’ strano”, notò. “sento un gran calore, malgrado il freddo”.

“E’ perché hai compiuto una buona azione”, disse la statua.

 

La rondinella ci pensò su e si addormentò. Pensare le faceva sempre venir sonno.

 

 

Resterò sempre con te

 

Quando sorse il sole, la rondine gridò al Principe:

“Ti serve niente per l’Egitto? Sto per partire”.

 

Ma il Principe la supplicò di rimanere ancora per una notte.

“Rondine cara, laggiù in periferia vedo un giovane in una cameretta. E’ chino su una scrivania ingombra di carte. Deve finire assolutamente il suo libro, ma ha troppo freddo per scrivere. E anche fame. Ti prego, prendi uno dei miei occhi e portaglielo. Lo venderà e con il ricavato potrà comprare legna e cibo e così potrà finire il suo lavoro”.

 

Così la rondine staccò un occhio del Principe e volò alla casa dello scrittore.

L’indomani la rondine disse addio al Principe.

“E’ inverno e a breve cadrà la neve. Devo lasciarti, ma non ti dimenticherò mai”.

 

“Nella piazza qua sotto”, disse il Principe Felice, “c’è una piccola fiammiferaia. Le sono caduti tutti i fiammiferi nel rigagnolo, si sono bagnati e ora più nessuno glieli comprerà. Suo padre, se stasera non porta a casa qualche spicciolo, la batterà duramente e la piccola piange disperata. Stacca l’altro occhio e daglielo, così almeno suo padre non la picchierà”.

 “Ma così rimarrai cieco”.

“Fa’ come ti dico”, disse il Principe.

 

L’uccellino ubbidì e sfrecciò via portando nel becco lo zaffiro meraviglioso. Sfiorò la bambina e le fece scivolare in mano la pietra preziosa.

Poi tornò dal Principe e gli disse: “Ora che sei cieco resterò sempre con te”.

E si addormentò ai suoi piedi.

 

 

La casa della Morte

 

Tutto il giorno seguente l’uccellino lo passò sulla spalla del Principe. Gli raccontò tutte le cose curiose che aveva visto nei suoi viaggi.

 

 “Cara piccola rondine”, disse il Principe, “tu mi racconti cose veramente incredibili, ma più incredibile di ogni altra cosa è la sofferenza di uomini e donne. Vola sulla mia città, piccola rondine, e poi torna a raccontarmi cosa hai visto”.

 

La rondine volò sulla città e vide i ricchi che erano felici nelle loro case e i poveri che mendicavano alle loro porte. Si spinse nei quartieri più miseri e vide bambini tristi e persone affaticate e senza speranza. Tornò indietro e raccontò tutto al Principe.

 

Così, quando Caio incominciò i suoi allenamenti per il torneo con lancia e spada, Marlino approfittava degli intervalli per insegnare a Semola le cose più importanti. A usare l’intelligenza, per esempio, invece della forza, poi la costanza, la generosità, la tolleranza, l’umiltà.

 

“Io sono tutto coperto di oro di prima qualità”, disse il Principe.”Staccalo tutto, lamina per lamina, e dallo ai miei poveri”.

 

Lamina per lamina, la rondine tolse via tutto l’oro finchè la statua del Principe assunse un aspetto grigio e smorto. Lamina per lamina, portò ai poveri quell’oro di prima qualità, e i volti dei bambini acquistarono colore, le strade risuonarono delle loro grida e dei loro giochi.

 

Poi vennero la neve e il gelo. Benché sentisse ogni giorno più freddo, la povera rondine non voleva lasciare il Principe, a cui la legava un profondo affetto. Cercò di scaldarsi  sbattendo le ali, ma alla fine comprese che stava per morire. Ebbe appena la forza di volare ancora una volta sulla spalla del Principe.

 

“Addio, caro Principe!!”, mormorò.

“Sono contento che ti sia decisa ad andare in Egitto”.

“Non è in Egitto che vado”, disse la rondine, ma alla casa della Morte”. Poi baciò il Principe Felice e cadde morta ai suoi piedi.

 

Nello stesso momento echeggiò dall’interno della statua uno strano rumore, come di qualcosa che si fosse rotto.

Il suo cuore di piombo si era spaccato esattamente in due.

 

 

 Il Sindaco e i suoi Consiglieri

 

La mattina seguente il Sindaco venne a passeggiare nella piazza accompagnato dai Consiglieri.

 

Mentre passavano sotto la colonna alzò lo sguardo verso la statua.

“Santo Cielo, com’è diventato brutto il Principe Felice!”, esclamò.

 

“Davvero un orrore!”, fecero eco i Consiglieri che si dichiaravano sempre d’accordo con il Sindaco.

“E per di più qui ai suoi piedi c’è un uccello morto stecchito!”, aggiunse il Sindaco.  

“Dobbiamo emanare un’ordinanza con la quale si proibisce agli uccelli di morire qui!”.

 

La statua del Principe Felice venne tirata giù e fusa in una fornace. Il Sindaco convocò all’istante una riunione del Consiglio per decidere che cosa fare del metallo recuperato.

“E’ evidente che sulla colonna della piazza va collocata un’altra statua”, disse, “e sarà la mia”.

 “La mia!”, gridò ognuno dei consiglieri e cominciarono a litigare.

 

“Che strano”, disse uno degli operai della fonderia, “questo cuore di piombo spezzato non vuole proprio fondersi. Dovremmo buttarlo via”.

E lo gettò su un cumulo di rifiuti dove si trovava già la rondine morta.

 

 

Le due cose più preziose della città

 

“Portami le due cose più preziose di questa città”, disse Dio a uno dei suoi angeli, e l’angelo ritornò con il cuore di piombo e la rondine morta.

“Hai scelto bene”, disse il Signore. “Nei giardini del Paradiso quest’uccellino canterà per sempre e nella mia città d’oro il Principe Felice canterà le mie lodi”.

 

 

 

 

 

L’ESPERIENZA NASCOSTA NEL RACCONTO:

·       Chiavi di lettura di questo racconto possono essere svariate. La più evidente è quella della generosità eroica dei due protagonisti che si spinge fino al sacrificio. Nella città fredda e indifferente, che rappresenta il mondo, le cose più preziose sono il cuore del Principe e la rondine, cioè la compassione e la bontà servizievole e disinteressata.

·        Un altro tema è la “felicità”. C’è una felicità finta, frutto di indifferenza alle sofferenze altrui: questa felicità è rappresentata dalla statua del Principe: splendida, ma immobile e fredda, inutile a tutti nella sua bellezza. E c’è una felicità che consiste nel partecipare alla sofferenza e alle ansie altrui, condividendo ciò che si ha: è questa la felicità di Dio stesso.

·        Un gruppo di ragazzi ha dato del racconto un’interpretazione suggestiva. “C’è una statua del Principe Felice anche nella nostra città. E’ il campanile della nostra parrocchia. Di lassù si vedono le fatiche, i dolori, le necessità della gente, soprattutto dei più poveri. Ma non si tratta di un monumento indifferente che guarda e basta.

      La nostra parrocchia possiede tanti tesori: i rubini della preghiera e dei sacramenti, gli zaffiri della solidarietà, le lamine d’oro della carità. Ma perché questi tesori arrivino alla gente che ne ha bisogno, ci vogliono le rondini. Ebbene, le rondini siamo noi. E non dobbiamo avere paura se questo servizio ci costa. Facciamo la cosa più preziosa della città”.

 

 

PER IL DIALOGO:

L’educatore deve calibrare il dialogo con i suoi ragazzi in base alla chiave di lettura del racconto che intende privilegiare. Se, per esempio, si vuole parlare della dinamica ricchezza-generosità, la conversazione può partire da domande come le seguenti:

-  Troviamo ancora dei principi sui giornali o alla televisione? Com’è rappresentata la loro vita? E i principi delle fiabe, come sono di solito?

-  Oltre alla ricchezza fatta di soldi, oggetti preziosi, palazzi, ecc… ci sono anche altri tipi di 

   ricchezza?

-  Quali ricchezze possediamo noi? (La nostra esistenza, il nostro corpo, la salute, l’intelligenza, le

   doti particolari, l’amicizia, la fede, i valori…)

-    Quali ricchezze ci mette a disposizione la natura? E i nostri genitori?

-  Che uso facciamo noi di queste ricchezze? Come adoperiamo questi doni gratuiti? Siamo sensibili alle necessità altrui?

-    C’è una frase di Gesù ricordata da San Paolo nel libro degli Atti che dice: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (AT 20,35). E’ vero? Vi è mai capitato di viverla personalmente? Quando?

 

Si possono anche lasciare liberi i ragazzi di dare una loro interpretazione. Basta cominciare la frase con “Per me il Principe Felice è…”, e chiedere a ogni ragazzo di continuarla, dopo averci pensato per un po’ di tempo.

 

PER L'ATTIVITA':

-          Il Principe Felice è anche un audiovisivo della ElleDiCi, corredato da un libretto con piste di riflessione e conversazione e dalla cassetta di sonorizzazione. L’educatore può proiettarlo e poi far reagire i fanciulli o ragazzi sulle immagini più significative.

-          La fiaba si può anche trasformare in una specie di gioco. Ogni ragazzo riceve un foglio su cui sta scritto: “Se io fossi il Principe felice, in questa città vedrei… farei… “. I risultati vengono discussi dal gruppo. E poi si decide di attuare una delle proposte più significative.

-          I ragazzi potrebbero anche decretare l’Oscar Principe Felice alla persona che, secondo loro, è “la più generosa della città”. E poi organizzare una piccola cerimonia di consegna del premio. Analogamente si può assegnare il Premio Rondine alla più grande “ambasciatrice di bontà” della città.

 

ANCHE LA BIBBIA RACCONTA…

L’evangelista Matteo nel capitolo 25, versetti 14-30, ricorda la bellissima parabola “delle monete d’oro”, che Gesù raccontò per spiegare che cosa ciascuno di noi deve fare delle ricchezze e dei talenti che possiede.




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