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I tre porcellini
Pubblicato da: paoletta , il: Dec-28-2006

UNA BASE SICURA:

   Uno dei “quattro argomenti per eliminare la televisione” di Jerry Mander suona così:

 “Gli esseri umani vengono spostati in ambienti artificiali, il nostro contatto diretto con il pianeta e la nostra conoscenza di esso vengono meno. Non più collegati, simili ad astronauti fluttuanti nello spazio”.

   Non è solo la televisione che assorbe i ragazzi, li astrae dal contesto, fa sparire le distinzioni tra bello e brutto, buono e cattivo, attraente e repellente, lecito e illecito. Troppo spesso i ragazzi di oggi “fluttuano” in mezzo a valori veri e falsi senza avere un criterio per distinguerli.

   Il primo compito di un educatore è quindi quello di ridare dei punti di riferimento ai ragazzi. Trasformare delle “teste rimpinzate da informazioni alla rinfusa” in “teste ben fatte”.

   L’educatore non è più colui che dà informazioni, ma colui che aiuta i ragazzi a sistemare e gerarchizzare le informazioni che già ricevono da altre fonti.

   E’ la vera e propria strutturazione della persona che all’educatore deve stare a cuore. Egli è impegnato a trasmettere ai ragazzi, con il suo sistema di valori, la capacità di scelta, la riflessione, la coscienza.

   I ragazzi hanno bisogno di un “ambiente” stabile, fondato sulla roccia e non sulla sabbia, di una base sicura che fornisca ragionevoli certezze e punti di orientamento validi nella vertiginosa instabilità della società attuale.

   La conversazione con i ragazzi può prendere avvio anche da una favola “classica” come quella che presentiamo.

 

 

 

I TRE PORCELLINI

 

 

C'erano una volta tre porcellini molto poveri.

Poiché la loro mamma non sapeva come nutrirli, li mandò per il mondo a cavarsela da soli.

 

 

Una casetta di paglia

 

Cammina e cammina, il primo maialino incontrò un uomo che portava un fascio di paglia.

“Dammi un po’ di quella paglia”, chiese gentilmente il porcellino,  “vorrei costruirmi una casa”.

 

L’uomo diede al porcellino un po’ di paglia e il porcellino si costruì una bella casetta. Dopo un po’ ecco arrivare il lupo.

“Porcellino, porcellino, aprimi la porta e fammi entrare”.

 

Ma il porcellino rispose:

“Oh no, signor lupo,

la porta non aprirò mai,

e tu nella mia casa entrar non potrai!”.

 

Al che il lupo disse:

“Allora soffierò addosso alla tua casa e la farò saltare per aria”.

 

E soffiò e infuriò fino a che fece crollare la casa, poi si mangiò il porcellino in un solo boccone.
           

 

Una casetta di bastoncini

 

Intanto il secondo porcellino, cammina e cammina, aveva incontrato un uomo che portava un fascio di bastoncini.

Il maialino disse:

“Per favore, dammi qualche bastoncino per costruirmi una casetta”.

 

L’uomo lo accontentò e il porcellino si fece una casa.

Dopo poco arrivò il lupo, che bussò alla porta dicendo:

“Porcellino, porcellino, aprimi la porta e fammi entrare”.

 

Ma il porcellino rispose:

“Oh no, signor lupo,

la porta non aprirò mai,

e tu nella mia casa entrar non potrai!”.

 

Al che il lupo disse:

“Allora soffierò addosso alla tua casa e la farò volare per aria”.

 

E soffiò e infuriò a che fece crollare la casa, poi si mangiò il porcellino in un solo boccone.

 

 

Una casetta di mattoni

 

Intanto il terzo porcellino, cammina e cammina, aveva incontrato un uomo che portava un fascio di mattoni.

Il porcellino disse:

“Per favore, dammi qualche mattone per costruirmi una casa”.

 

L’uomo gli diede qualche mattone e il porcellino si costruì la casa.

Dopo un po’ di tempo passò il lupo e bussò alla porta dicendo:

“Porcellino, porcellino, aprimi la porta e fammi entrare”.

 

Ma il porcellino rispose:

“Oh no, signor lupo,

la porta non aprirò mai,

e tu nella mia casa entrar non potrai!”.

 

Il lupo gridò:

“Allora soffierò addosso alla tua casa e la farò volare per aria”.

E infatti soffiò e infuriò, ma soffia e infuria, la casa restava al suo posto.

 

Allora il lupo decise di prendere il porcellino con l’astuzia e disse:

“Porcellino, porcellino, chissà se tu sai dove crescono delle belle rape”.

“No, dove crescono?”, domandò il porcellino.

“Sulla collinetta dietro la bottega del fabbro”, fece il lupo. “Se vuoi verrò a prenderti domattina e andremo insieme a fare una bella scorpacciata!”.

“A che ora devo aspettarti?”.

“Alle sei”.

 

Ma il porcellino non aspettò il lupo.

Si alzò alle cinque, e prima che il lupo arrivasse era già stato a prendere le rape ed era tornato indietro.

 

Il lupo arrivò alle sei e chiamò:

“Porcellino, porcellino, vieni allora con me nel campo?”.

Ma il porcellino esclamò:

“E perché mai? Io ci sono già stato, ho portato a casa un po’ di rape e tra qualche minuto farò una buona colazione”.

 

Il lupo si arrabbiò, ma non lo diede a vedere e disse:

“Porcellino, porcellino, chissà se tu sai dove ci sono delle belle mele mature”.

“No, dove?”

“Nell’orto, in cima alla collina”, rispose il lupo. “Domani mattina alle cinque verrò a prenderti e andremo insieme a raccoglierle”.

 

Il porcellino non aspettò il lupo. Si alzò molto presto e andò per mele.

Ma questa volta il porcellino fece male i suoi calcoli.

 

Ne aveva giusto mangiate abbastanza e stava scendendo dall’albero, quand’ecco apparire il lupo:

“Porcellino, porcellino, sei arrivato prima di me. Sono davvero così buone le mele?”.

“Si, sono molto buone”, rispose il maialino. “Te ne getto una, così potrai sentire da te”.

E gettò al lupo la bella mela rossa.

 

La mela rossa rotolò giù per la collina e prima che il lupo l’avesse rincorsa e raggiunta, il porcellino era sceso dall’albero e corso a chiudersi in casa.

 

 

Una terribile cosa rotolante

 

Il giorno dopo il lupo tornò alla casa del porcellino e disse:

“Porcellino, porcellino, chissà se tu sai se domani in città c’è il mercato”.

“Si che lo so”, rispose il porcellino. “Ho anche deciso di andarci. A che ora ci andrai tu?”

“Alle tre”, rispose il lupo.

 

Anche questa volta il porcellino non aspettò il lupo.

Si avviò al mercato prima di quell’ora, e si comprò un barattolo per vino. Quindi riprese la via di casa.

Giunto in cima alla collina, vide in fondo alla strada il lupo che stava arrivando.

 

Allora il porcellino si nascose nel barilotto e si lasciò rotolare giù per la collina, diritto addosso al lupo.

Quando il lupo vide quella strana cosa che gli rotolava incontro, fu preso dalla paura e se la diede a gambe.

 

Il giorno dopo il lupo tornò alla casa del porcellino e gli raccontò di quella cosa terribile che era rotolata giù dalla collina.

Ma il porcellino si mise a ridere ed esclamò:

“Ma ero io! Ero stato al mercato e avevo comperato un barilotto. Quando ti ho visto venire mi sono nascosto nel barilotto e sono arrivato a casa rotolando”.

 

Il lupo montò su tutte le furie e giurò a se stesso che avrebbe mangiato il porcellino prima di notte.

Aspettò che si facesse buio. Quindi si arrampicò sul tetto della casa del maialino e cominciò a calarsi per la cappa del camino.

 

Ma il porcellino lo sentì, e non stette con le mani in mano.

Mise sul fuoco una gran pentola d’acqua, e quando il lupo saltò giù dal camino, il porcellino sollevò il coperchio.

Il lupo cadde dritto nella pentola e il porcellino ci mise sopra il coperchio, e lo lasciò bollire e se lo mangiò per cena.

 

 

 

L’ESPERIENZA NASCOSTA NEL RACCONTO:

·         Perché si salva il terzo porcellino? Perché costruisce una casa di mattoni, una casa sicura, robusta, stabile. Proprio questo solido rifugio gli darà la sicurezza necessaria per arrivare alla vittoria definitiva sul problema-lupo.

·         Per vivere ogni persona umana ha bisogno di quella che viene definita sicurezza interiore. I bambini incominciano a formarsela all’interno della famiglia. Sono i genitori la “roccia” su cui fondano l’intima sicurezza della loro giovane vita. I bambini con genitori distratti o assenti vanno incontro a conseguenze gravi. Molto spesso il risultato di un’educazione “disattenta” è la personalità fragile, l’incapacità di vivere, la continua sudditanza rispetto all’ambiente, perché dentro di sé non si ha alcuna sicurezza. Da questa matrice nascono la caccia al potere, al prestigio, alla carriera, ai titoli, alla ricchezza, che sono altrettanti simboli vuoti, ma che danno l’apparenza di quella sicurezza che uno dentro di sé non ha.

·         E’ importante dunque non mettere questi nuovi bambini nella situazione di dover scegliere fuori di sé ciò che dentro di sé non hanno e non sanno in quanto noi non glielo abbiamo insegnato. Un buon educatore affianca e sostiene i ragazzi in questa ricerca di solidità e certezze interiori. E’ la persona più adatta per aiutare i ragazzi a saper “leggere” nella loro limitata esperienza le certezze, i significati, gli orientamenti. Solo così potranno costruirsi una solida casa di mattoni.

 

PER IL DIALOGO:

La favola è semplice e popolare, con qualche aspetto comico. L’educatore permetta ai ragazzi di

sbizzarrirsi un po’ sul filo della storia, alla ricerca di qualche significato:

- Che cosa vorrà dire questa storia?

- Alla vostra età si può essere nella condizione dei tre porcellini?

- Come mai si salva solo il terzo?

-  In che cosa sbagliano gli altri?

- Poniamo il caso che la casetta sia la nostra vita: dove possiamo trovare i mattoni?

 

PER L'ATTIVITA':

·          La favola dei tre porcellini permette una semplice sceneggiatura.

 Potrebbe diventare un mimo o un piccolo recital che i ragazzi presentano ai genitori durante un incontro.

 La rappresentazione potrebbe terminare proprio con qualche frase o qualche azione scenica che fa capire ai genitori che sono loro la “casa di mattoni”, quella che permette ai loro figli di sconfiggere il “lupo”.

·          Su una parete dell’aula si potrebbe anche collocare una serie di mattoni di carta sui quali i ragazzi   

              scrivono le principali sicurezze che ricevono, che sentono o che vorrebbero trovare nella loro vita.   

              L’educatore si preoccupi soprattutto di indicare chiaramente il posto della fede in questa

              costruzione.

 

ANCHE LA BIBBIA RACCONTA…

Nel Vangelo di Matteo (7,24-27), Gesù racconta la storia di due uomini che decisero di costruirsi la casa. Uno la edificò sulla sabbia e l’altro sulla roccia. Naturalmente il secondo faticò molto di più, ma poi la sua casa resistette a tutte le tempeste. La casa costruita sulla sabbia, invece, crollò miseramente.

Sono soprattutto tre le condizioni indispensabili:

·          La necessità di appoggiarsi a Gesù, l’unico capace di rendere incrollabile la nostra fede.

·          L’ascolto della parola di Dio.

·          La necessità di un impegno concreto, di un vero e duraturo sforzo per passare dalle parole ai fatti.




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