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Notizie flash : Ma l'ora di religione è inutile?
Inviato da pinuccia il 7/3/2010 14:43:15 (39 letture)

Ma l’ora di religione è inutile?

di Simone Novara Studente liceale, Genova

By Rai Vaticano | Marzo 3, 2010

Negli ultimi mesi sta imperversando su tutti i giornali nazionali, alla tv, per non parlare della rete, sempre affollatissima di articoli esplosivi, un’autentica battaglia ideologica senza né vincitori né vinti. La fatidica ora di religione, che conta  più di settant’anni suonati, sembra non vada più bene ai più.
L’Italia è divisa. Come nel mondo politico anche fra gli studenti la lotta incalza, senza esclusione di colpi. In proposito stereotipi, falsità  e pregiudizi regnano sovrani; a quanto pare si vuole a tutti i costi spingere le nuove generazioni a costruire un muro fra loro e le proprie radici cattoliche. Infatti un dato certo e piuttosto preoccupante è che i giovani di oggi difficilmente si accostano ad un testo biblico; si rischia davvero di toccare il fondo dell’ignoranza in materia.
C’è addirittura chi teme che quest’ora sia il frutto dell’imposizione di un vero e proprio regime teocratico in mano della curia.
Non posso che sorridere  e ricordare ai più fedeli sostenitori di questa teoria che fare religione è facoltativo. Non dà credito; e il più delle volte l’insegnante lascia ripassare le materie dell’ora seguente, magari dando pure una mano. Chi è quel professore che novanta su cento mette una buona parola per tutti ai consigli di classe?
E quindi di che cosa ci lamentiamo?
Ci dà fastidio ascoltare le parabole di Cristo che insegnano amore e fraternità? Perché? Perché la moda  di oggi ci insegna a fidarci soltanto di quello che abbiamo davanti agli occhi. Preferiamo definirci agnostici, il più delle volte non sapendo neanche che cosa voglia dire.
Se ci riflettiamo ad indicare la banalità del problema che si è sollevato è il suo stesso nome: ora di religione; e un’ora vuol dire una volta alla settimana, in cui lo studente ha la possibilità di avere sottomano un vangelo, o vedere un film a tema; si ricercano termini di confronto con le altre religioni. Mica si fanno lavaggi del cervello, da cui escono uno più bigotto dell’altro.
Bisogna capire  che la religione com’è insegnata nelle scuole è materia pluridisciplinare, in grado  di spaziare dalla morale alla filosofia, dall’islam alle teorie confuciane, dai problemi sociali a quelli politici.
Tutto questo per creare dibattiti costruttivi che acuiscono la nostra curiosità per quello che ci circonda, per incrementare capacità critica e di giudizio. Non occorre che le si conferisca uno status di materia.
Toglierla significa tagliare l’ennesimo ramo ad una scuola che va già a scatafascio per conto suo.



Notizie flash : Crocifisso a scuola
Inviato da pinuccia il 7/3/2010 14:31:10 (18 letture)

Si riapre la questione del Crocifisso in aula: esultano Governo e Chiesa
(da Tecnica della Scuola)
La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha ritenuto plausibile il riesame della sentenza emessa lo scorso 3 novembre: ora il caso passa alla Grande Camera. Che però non si esprimerà prima di diversi mesi. Durante i quali non potrà comunque avere effetto la prima decisione. Soddisfatta la Cei, assieme ai ministri Frattini e Gelmini.
A cinque mesi esatti di distanza dalla discussa sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, secondo cui esporre il crocifisso in classe costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”, lo stesso organismo giudicante ha accolto il ricorso del Governo italiano per un riesame, da parte della Grande Camera della Corte, di quella decisione emessa lo scorso 3 novembre.
A sospingere l’intricato caso verso la “Grande Chambre”, composta di 17 membri i cui nominativi verranno decisi nei prossimi giorni, è stato un collegio di cinque giudici. Ed il loro assenso lascia sperare il nostro Governo perché pone la questione su un livello di dubbia interpretazione (o applicazione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo o dei suoi protocolli.
Cosa accadrà ora? Di sicuro per conoscere la decisione definitiva bisognerà quindi attendere ancora diversi mesi: e se il portavoce della Grande Camera, Stefano Piedimonte, ammette che il rinvio del caso alla Grande Camera "non pregiudica in alcun modo la decisione finale in un senso o nell'altro", è pure vero che si tratta di un riesame che "avviene in casi eccezionali, soltanto 20 o 30 all'anno". Di sicuro, comunque, la decisione presa il 2 marzo impedisce alla sentenza di novembre di produrre effetti giuridici fino alla decisione definitiva.
Nel frattempo, l'accoglimento del ricorso impedisce alla sentenza di novembre di produrre effetti giuridici fino alla decisione definitiva.
Tanto da suscitare il "vivo compiacimento" del ministro degli Esteri Franco Frattini che ha detto di guardare "con fiducia alla successiva tappa del procedimento" e di essere più che soddisfatto per "il
lavoro di squadra svolto dalla presidenza del Consiglio e dal ministero degli Esteri per far valere un principio di rispetto dei valori profondi del credo religioso cristiano radicato nella grande maggioranza dei cittadini italiani".
Grande soddisfazione anche da parte del ministro dell’Istruzione, secondo cui "la religione cattolica esprime, per il nostro Paese un irrinunciabile patrimonio morale e culturale. La scuola pertanto – ha sottolineato Mariastella Gelmini - nel rispetto di tutte le altre religioni, deve valorizzare la specificità dei principi cattolici, espressamente riconosciuta dalla nostra Costituzione".
Significativo che anche la Chiesa, espressasi attraverso il portavoce della Cei, mons. Domenico Pompili, abbia definito il riesame "un passo in avanti nella direzione giusta" ed "un segnale interessante che dimostra come attorno al crocifisso si sia creato un consenso ben più ampio di quello che si sarebbe immaginato".
La complessa vicenda giudiziaria sulla legittimità del Crocifisso nelle aule ha avuto inizio otto anni fa, nel 2002, quando Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia e il marito, avevano chiesto all'Istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme, frequentato dai loro due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola era arrivata risposta negativa e la signora si è rivolta ai giudici. Dopo diversi passaggi davanti alle giurisdizioni interne che le avevano dato torto, nel 2007 la Lautsi si è quindi rivolta ai giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo, che a novembre ha di fatto ribaltato le decisioni della magistratura italiana, le hanno dato ragione, stabilendo anche un risarcimento, a carico del Governo italiano, di cinquemila euro per danni morali. Ora però torna tutto in discussione.


La Parola del Papa : Siamo polvere si, ma amata!
Inviato da paoletta il 17/2/2010 20:20:01 (223 letture)

VATICANO
Papa: la conversione personale e comunitaria è l’unica via per formare società più giuste
Celebrando il rito delle ceneri, Benedetto XVI dice che “seguire Gesù nel deserto è condizione necessaria per partecipare alla sua Pasqua”. Le Ceneri ricordano all’uomo che è “polvere, sì, ma amata da Dio” e che ““il primo atto di giustizia è riconoscere la propria iniquità, e riconoscere che questa è radicata nel ‘cuore’, nel centro stesso della persona umana”. 

 

Roma (AsiaNews) – La conversione personale e comunitaria è “l’unica via non illusoria per formare società più giuste, dove tutti possano avere il necessario per vivere secondo la dignità umana”. 

     E’ questa la via che la Chiesa indica anche ai nostri giorni, quando “l’umanità ha bisogno di sperare in un mondo più giusto, di credere che esso sia possibile, malgrado le delusioni che vengono dalle esperienze quotidiane”. Il cammino di conversione, che caratterizza la Quaresima, è stato indicato oggi da Benedetto XVI nel giorno delle Ceneri, che il Papa ha celebrato, secondo tradizione, nell’antica basilica romana di Santa Sabina.

 

Nella chiesa Benedetto XVI è arrivato, in un pomeriggio grigio di nuvole, in processione, partita dalla non lontana chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, dove si è tenuto un momento di preghiera.
 
La riflessione del Papa ha evidenziato in primo luogo la dimensione personale della conversione, che stamattina, nel corso dell’udienza generale, ha definito “inversione” di vita. Egli è partito dall’affermazione che l’itinerario quaresimale, pone “a suo fondamento l’onnipotenza d’amore di Dio, la sua assoluta signoria su ogni creatura, che si traduce in indulgenza infinita, animata da costante e universale volontà di vita. In effetti, perdonare qualcuno equivale a dirgli: non voglio che tu muoia, ma che tu viva; voglio sempre e soltanto il tuo bene”.
 
“Questa assoluta certezza ha sostenuto Gesù durante i quaranta giorni trascorsi nel deserto della Giudea, dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano. Quel lungo tempo di silenzio e di digiuno fu per Lui un abbandonarsi completamente al Padre e al suo disegno d’amore; fu esso stesso un "battesimo", cioè un’"immersione" nella sua volontà, e in questo senso un anticipo della Passione e della Croce. Inoltrarsi nel deserto e rimanervi a lungo, da solo, significava esporsi volontariamente agli assalti del nemico, il tentatore che ha fatto cadere Adamo e per la cui invidia la morte è entrata nel mondo (cfr Sap 2,24); significava ingaggiare con lui la battaglia in campo aperto, sfidarlo senza altre armi che la fiducia sconfinata nell’amore onnipotente del Padre”.
 
“Tutto questo il Signore Gesù lo ha fatto per noi. Lo ha fatto per salvarci, e al tempo stesso per mostrarci la via per seguirlo. La salvezza, infatti, è dono, è grazia di Dio, ma per avere effetto nella mia esistenza richiede il mio assenso, un’accoglienza dimostrata nei fatti, cioè nella volontà di vivere come Gesù, di camminare dietro a Lui. Seguire Gesù nel deserto quaresimale è dunque condizione necessaria per partecipare alla sua Pasqua, al suo ‘esodo’. Adamo fu cacciato dal Paradiso terrestre, simbolo della comunione con Dio; ora, per ritornare a questa comunione e dunque alla vita eterna, bisogna attraversare il deserto, la prova della fede. Non da soli, ma con Gesù!”.
 
“In questa prospettiva si comprende anche il segno penitenziale delle Ceneri”, “essenzialmente un gesto di umiltà, che significa: mi riconosco per quello che sono, una creatura fragile, fatta di terra e destinata alla terra, ma anche fatta ad immagine di Dio e destinata a Lui. Polvere, sì, ma amata, plasmata dal suo amore, animata dal suo soffio vitale, capace di riconoscere la sua voce e di rispondergli; libera e, per questo, capace anche di disobbedirgli, cedendo alla tentazione dell’orgoglio e dell’autosufficienza. Ecco il peccato, malattia mortale entrata ben presto ad inquinare la terra benedetta che è l’essere umano”.
 
“Il primo atto di giustizia è dunque riconoscere la propria iniquità, e riconoscere che questa è radicata nel ‘cuore’, nel centro stesso della persona umana. I ‘digiuni’, i ‘pianti’, i ‘lamenti’ (cfr Gl 2,12) ed ogni espressione penitenziale hanno valore agli occhi di Dio solo se sono segno di cuori sinceramente pentiti. Anche il Vangelo, tratto dal discorso della montagna, insiste sull’esigenza di praticare la propria ‘giustizia’ – elemosina, preghiera, digiuno – non davanti agli uomini, ma solo agli occhi di Dio, che ‘vede nel segreto’ (cfr Mt 6,1-6.16-18). La vera ‘ricompensa’ non è l’ammirazione degli altri, ma l’amicizia con Dio e la grazia che ne deriva, una grazia che dona pace e forza di compiere il bene, di amare anche chi non lo merita, di perdonare chi ci ha offeso”.


Notizie flash : Niente Facebook per musulmani
Inviato da paoletta il 7/2/2010 09:33:12 (218 letture)

Niente Facebook per musulmani

Egitto, fatwa perché rovina le famiglie

Facebook vietato ai musulmani da una  fatwa: il social network è stato messo all'indice in Egitto come probabile causa dell'aumento dei divorzi e della crisi della famiglia. E' proprio contro la community più usata tra i giovani dei Paesi arabi che, secondo il giornale "al-Quds al-Arabi", lo sceicco Abdel Hamid al-Atrash ha emanato un decreto religioso islamico che ne vieta l'uso per la prima volta a tutti i musulmani.

L'autore della fatwa è l'ex presidente della commissione per la fatwa dell'università islamica di al-Azhar, un religioso egiziano, che avrebbe emanato il provvedimento dopo essere venuto a conoscenza dei dati emersi da uno studio diffuso nel Paese arabo secondo cui il successo di Facebook va di pari passo con il numero dei divorzi tra le famiglie musulmane.

"Già la precedente commissione islamica di al-Azhar da me presieduta aveva discusso del fatto che Facebook avesse causato un notevole aumento dei tradimenti tra le coppie egiziane - spiega al-Atrash -. Si tratta di uno strumento che distrugge la famiglia perché spinge il coniuge ad avere rapporti contrari alla Sharia con altre persone. Mentre uno dei due è impegnato al lavoro, l'altro chatta con un estraneo sprecando il suo tempo libero e compiendo un'azione contraria alla legge islamica. Questo strumento mette in pericolo la famiglia nella società musulmana".

"Facebook, o Internet, sfascia una famiglia su cinque"
Nei giorni scorsi un'equipe di sociologi egiziani ha dimostrato, studi alla mano, che almeno un caso di divorzio su cinque nel Paese arabo è stato causato da Facebook o comunque da un tradimento iniziato online. Per gli studiosi i social network aiutano i coniugi a tradirsi avendo rapporti con estranei non conformi alla Sharia. "Questo strumento tecnologico, come altri dello stesso tipo, tra cui i canali televisivi satellitari, sono un'arma a doppio taglio - conclude il religioso egiziano -. Se da un lato permettono la diffusione della religione islamica, dall'altro consentono alle persone di vivere l'amore in modo illecito e di avere rapporti interpersonali vietati dalla Sharia. Per cui chi entra in questi siti deve essere considerato un peccatore".


Notizie flash : Di che religione è il nuovo IPad?
Inviato da paoletta il 7/2/2010 09:18:09 (167 letture)

Di che religione è il nuovo Ipad?

Cosa nasconde la tavoletta che promette di stravolgere il mercato editoriale

Francesco Marrazzo

 

 Nell'accompagnare la grande attesa per il debutto di 7 giorni fa dell'IPad, il tablet (a metà tra laptop pc e smartphone) della Apple, il Wall Street Journal ha sentenziato: "l'ultima volta che c'era stata tanta attesa per una tavoletta, c'erano dei comandamenti scritti sopra".
     In tema religioso, nel lontano 1994, agli albori della diffusione di massa dei sistemi operativi Windows e parecchi anni prima dell'Ipod, Umberto Eco aveva affermato: "il Mac è cattolico e il Windows protestante. Il Mac è festoso, amichevole, dice al fedele come deve procedere passo per passo per raggiungere – se non il regno dei cieli – il momento della stampa finale del documento. Il Windows è invece protestante, se non addirittura calvinista. Prevede una libera interpretazione delle scritture, ma dà per scontato che la salvezza non è alla portata di tutti".
     Aldilà delle belle similitudini, va dato atto alla Apple di essere riuscita a creare intorno a sé passioni, emozioni e soprattutto uno stile di vita che qualcuno definerebbe post-hippy: gli uomini e le donne Mac e IPhone sono di solito ecologisti, creativi, knowledge economy workers, al contrario dei fan del Blackberry, manager, repubblicani, old economy. Tutto quello che negli States è finora sempre stato West Coast vs East Coast.
     La mela, marchio semplice ed efficace, è diventata nel corso degli anni un brand di grande successo: i suoi punti vendita (come non citare il "cubostore" tra Fifth Avenue e Central Park a New York) sono dei luoghi di culto, dove giovani "sacerdoti" volontari istruiscono le masse sulle meraviglie del mondo Apple, sulla scia delle parole del messia Steve Jobs.
     Non a caso, la capacità di creare uno stile di vita attorno ai suoi prodotti, la grande forza e visibilità del brand (un vero e proprio lovemark, per citare il Ceo di Saatchi&Saatchi Kevin Roberts), l'attenzione al contatto "vero" con il cliente nel punto vendita, la continua innovazione di prodotto sono tutte perfette componenti di una grande strategia aziendale e di marketing che trova il suo paladino nel fondatore-padrone Jobs: come nel caso IPad, il più grande momento di promozione di ogni nuovo prodotto è la presentazione fatta dal "Messia" in persona, che suscita sempre molto rumore nei social network, nella blogosfera e sui giornali, nonché (o meglio soprattutto) la grande corsa dei fan all'acquisto in anteprima.
     Con l'IPad però Jobs cerca probabilmente ancora un nuovo successo: imporre il business model della Apple come carta vincente dell'economia dei contenuti digitali.
       Mentre blogger, opinionisti e giornalisti da mesi di interrogano sulla fine del modello free basato sulla pubblicità, Apple sfrutta, in maniera analoga a Google, che però lavora esclusivamente sul mondo delle inserzioni pubblicitarie, la coda lunga dell'economia "senza scaffali" di Internet, profetizzata qualche anno fa dal direttore di Wired Chris Anderson.
     L'ITunes, distributore online di musica digitale, basato soprattutto sulla vendita di singoli brani e micro-pagamenti, trova il suo ideale erede nell'App Store, divenuto negli ultimi mesi il "negozio" virtuale preferito dalla IPeople. Applicazioni, giochi, contenuti di mobile entertainment sono ormai oggetto di culto e di confronto tra i possessori dell'IPhone, mentre la logica aperta dello store dà visibilità e successo a nuovi esperti di software e creatori di contenuti (già prima dell'IPhone il mercato dei contenuti mobili e del digital entertainment, fatto di wallpapers, suonerie, loghi e giochi, era segnalato in forte crescita, con una leadership internazionale in mano agli emiliani di Buongiorno).
      Il successo delle formule (micro)pay, solo apparentemente antitetiche rispetto al mondo del gratis (come sostiene nel suo ultimo libro ancora il guru Chris Anderson), ha così creato grandi attese nell'industria editoriale per il nuovo tablet pc, in grado di rendere la lettura di riviste, libri e giornali su schermo ancora più agevole che negli eReader (da Kindle di Amazon in poi), e di far decollare definitivamente, grazie anche ai grandi numeri di clienti della Mela, il mercato dei contenuti editoriali digitali, sulla scia dei successi dell'eBook e di una nuova attenzione dei consumatori a questo tipo di prodotti non solo su carta.
     La rinascita dell'industria editoriale passerà così attraverso il nuovo gioiello di Steve Jobs, ma soprattutto attraverso le nuove dinamiche di mercato instaurate dalla new economy al cubo di Cupertino.


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